Quando gli account privilegiati diventano una leva: senza PAM la sicurezza resta tattica – con PAM diventa una strategia aziendale solida.
Perché la sicurezza senza PAM non è strategia – Allineamento agli obiettivi aziendali
Allineare la sicurezza agli obiettivi aziendali significa non pianificare le misure di protezione in modo isolato e tecnico, bensì come parte integrante del governo aziendale: prioritizzare i rischi, adempiere agli obblighi regolatori e rafforzare la resilienza operativa. Il contesto svizzero evidenzia l’urgenza: secondo il rapporto semestrale del BACS, l’abuso di credenziali continua a essere osservato come vettore di attacco essenziale; i processi critici di business ne risentono direttamente. Il Swiss Cyber Institute Report sottolinea la rilevanza: il lavoro di sicurezza strategico deve affrontare i rischi di business, non solo irrobustire i sistemi.
PAM come perno: governare strategicamente gli account privilegiati
Gli account privilegiati dispongono di ampi diritti su sistemi e dati critici; il loro abuso conduce spesso a incidenti maggiori. eMudhra riassume il valore centrale: “PAM provides continuous oversight of privileged user activities, raising alerts when suspicious behavior is detected.” Ciò include controllo degli accessi, logging/monitoraggio, revoca automatizzata delle autorizzazioni, MFA e accesso just-in-time. Nei settori regolamentati, PAM è inoltre un tassello di compliance: una prospettiva orientata a DORA sottolinea che un controllo robusto e l’auditabilità degli accessi privilegiati contribuiscono alla resilienza operativa.
Casi esemplari: quando gli accessi privilegiati decidono tra successo e fallimento
L’evidenza è chiara: accessi privilegiati compromessi aggravano gli impatti degli attacchi, pratiche PAM solide li attenuano. Le tendenze 2025 di Loyco richiamano l’onda di Akira in Svizzera: nell’incidente attorno a Hoerbiger sono stati esfiltrati 50 GB di dati; il percorso d’attacco è passato per credenziali con alti privilegi. Tali eventi causano interruzioni operative, rischi reputazionali e potenziale perdita di know-how.
Anche il phishing mostra il suo effetto leva quando sono coinvolti account privilegiati. Un’indicazione pragmatica di Techway: “Le password restano il tallone d’Achille di molte aziende svizzere … come credenziali compromesse possano portare a perdita di dati, interruzioni operative e danni reputazionali.” Se vengono colpite identità privilegiate, le conseguenze degenerano – incluso lateral movement ed esfiltrazione di dati.
A livello internazionale, ARCON documenta vari incidenti nel 2024, tra cui una violazione nel settore sanitario tramite un account IT privilegiato compromesso con milioni di record coinvolti. La conclusione: un PAM end-to-end – con session recording, rotazione delle password e accesso JIT – avrebbe reso la catena d’attacco significativamente più difficile o l’avrebbe resa visibile prima.
Metriche, governance e resilienza del business con PAM
Per i decisori contano le metriche che dimostrano efficacia e maturità. Tra le misure rilevanti: numero annuo di account privilegiati compromessi, Mean Time to Detect/Respond in caso di abuso di privilegi, quota di assegnazioni automatizzate rispetto a quelle manuali, tasso di audit e copertura dei report. Secondo Techway, analisi governative e di settore mostrano che le organizzazioni con controlli implementati in modo coerente sono “significantly more resilient to credential-based attacks”. Ciò si allinea con le osservazioni del NCSC, secondo cui il rilevamento e il contrasto rapidi degli attacchi basati su credenziali riducono direttamente le interruzioni operative.
Quadro operativo: implementare PAM come abilitatore di business
Un quadro di implementazione solido connette governance, processi, tecnologia e cultura:
1. Governance e policy: Definite l’ownership per le identità privilegiate, ruoli e responsabilità (CISO, IT, unità di business) nonché i workflow di approvazione. Le linee guida orientate a DORA sottolineano controlli chiari, tracciabilità e capacità di gestione delle crisi (KeyIT).
2. Processi e automazione: Stabilite la discovery di tutti gli account privilegiati, principi di just-in-time e least privilege, revisioni periodiche degli accessi nonché provisioning/deprovisioning automatizzati. La PAM Checklist di Securden raccomanda tra l’altro rotazione delle password, registrazione delle sessioni e flussi di approvazione granulari come standard.
3. Architettura tecnologica: Integrare in modo coerente la MFA, impiegare vaulting e rotazione per i secret, attivare il monitoraggio delle sessioni con allerta e collegare PAM a SIEM/SOAR. Per ambienti Microsoft 365, le guide di settore enfatizzano la protezione dei ruoli privilegiati e l’igiene delle identità (Whitepaper di Orange Cyberdefense).
4. Cultura e leadership: Ancorare PAM come tema di business nella comunicazione del management. eMudhra sottolinea la supervisione continua e l’allerta come prerequisito per un’azione proattiva (eMudhra). I dirigenti dovrebbero includere le metriche PAM nella gestione aziendale.
Ostacoli tipici – e come evitarli
Errore 1: inventario incompleto. Senza una visione completa di account amministrativi, di servizio, break-glass e applicativi, il rischio resta opaco. Soluzione: discovery scan regolari e un registro centrale, come raccomandato da Securden.
Errore 2: nessuna integrazione nei processi di business. PAM incide solo se è collegato a processi di change, on-/offboarding e gestione delle emergenze. Raccomandazione: ancorare PAM come parte di IAM e IT governance; utilizzare le linee guida DORA come ponte verso la resilienza del business (KeyIT).
Errore 3: consapevolezza insufficiente nel management e nelle funzioni. Senza comprensione della leva di business di PAM, budget e priorità restano limitati. Raccomandazione: riportare KPI chiari e rilevanti per il business – ad es. MTTR in caso di abuso di privilegi, completezza degli audit, riduzione degli incidenti basati su credenziali – supportati da evidenze come in Techway e NCSC.
Conclusione
Gli account privilegiati determinano la resilienza delle imprese moderne. Senza PAM, la sicurezza resta puntuale e reattiva; con PAM diventa misurabile, auditabile e orientata al business. Esempi svizzeri – dagli attacchi Akira agli episodi di phishing basati su credenziali – mostrano che chi governa con rigore gli accessi privilegiati accorcia i tempi di risposta, limita i danni e soddisfa le aspettative regolatorie. Oppure, come si dice in modo pragmatico: “Passwords remain the Achilles’ heel …” – ed è proprio qui che PAM interviene, sul piano tecnico e aziendale insieme (Techway).
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